Scatta l’allarme. Dolore in vista? “Ci penso io!”. Il nostro cuore batte all’unisono con una colonna sonora di Morricone e automaticamente indossiamo la corazza, impugniamo la spada, il nostro elmo è già dove deve stare, e partiamo impavidi per la nostra missione.
Ma dove vai? Contro chi vuoi combattere? Da chi ti vuoi difendere? E chi vuoi proteggere? Se le cose devono andare verso quella direzione, arrenditi! Togliti questa armatura che non serve. Dietro ogni vicenda apparentemente assurda, che si trascina quella miriade di perché, c’è una spiegazione che non riusciamo a cogliere, non ne siamo capaci, non abbiamo gli strumenti per vedere ciò che non riusciamo o ci rifiutiamo di vedere…
La transizione, dalla fase del buio totale a quella di luce prima ad intermittenza poi a quella fissa da neon, è rappresentata da giorni che non hanno senso, in cui ci sembra di non vivere, di vegetare. Sei morto dentro. L’unico sapore è la delusione e l’amarezza delle tue lacrime. Il sapore della sconfitta. Poi cominci ad alternare momenti in cui ti senti un leone indomabile, con altri in cui ti senti un essere degno di essere battezzato imbecille. Un succedersi di percezioni enigmatiche che se sei un minimo orgoglioso ti danno pure un tantino fastidio, visto che non riesci ad arrivare al bandolo della matassa. Aspetti con impazienza l’illuminazione divina, quella forza che credi di non avere…
No, non è la perfetta descrizione dei sintomi dell’isterismo o della depressione. È la tua voglia di sopravvivere e di raggiungere almeno la luce ad intermittenza… Forse effettivamente l’orgoglio scalpita!
In tutte le lingue del mondo esiste questo detto: “ Ciò che gli occhi non vedono, il cuore non sente”. Nulla di più falso. Quanto più lontani stanno i sentimenti, tanto più vicini al cuore sono i sentimenti che cerchiamo di soffocare e dimenticare. Se siamo in esilio, vogliamo serbare ogni piccolo ricordo delle nostre radici; ci troviamo lontani dalla persona amata, chiunque passi per la strada ce la fa ricordare.
I Vangeli, e tutti i testi sacri delle altre religioni, sono stati scritti in esilio, cercando di comprendere Dio, la fede che faceva avanzare i popoli, la sofferta peregrinazione delle anime erranti sulla faccia della terra. I nostri antenati non sapevano, e tanto meno lo sappiamo noi, ciò che la Divinità si aspetta dalle nostre vite. E’ in quel momento che i libri vengono scritti, i quadri dipinti, poiché noi non vogliamo e non possiamo dimenticare chi siamo.”