Si dice che sia uno dei giorni più belli della tua vita… Io direi “sicuramente indimenticabile”. Credo di essere ancora frastornata per poter raccontare con chiarezza le emozioni di quel giorno.
27 Marzo 2008. 00.00 Come al solito ero sveglia, nessuna novità dal momento che ho sempre studiato di notte. Ma niente. Il discorso non era pronto. Mi arresi, chiusi tutto e mi misi a scrivere una mail a una delle persone più importanti della mia vita. Era a lui che dovevo dire l’ultimo GRAZIE prima di arrivare a quel traguardo, e avrei chiamato lui per primo uscita dall’aula. Andai a letto alle 2.
8.58 (La sveglia era alle 9.00) Il cellulare… Nunaia: “Buongiorno fiorellino profumato di Dio!”. Che dolce risveglio! Meraviglioso… Solo quando Nunaia mi disse: “Allora? Oggi è il grande giorno!” mi resi conto che non stavo sognando, non era il mio compleanno, non eravamo ad Assisi… mi dovevo laureare! Mi catapultai dal letto! A casa c’era il panico: mamma aveva preparato litri di caffè, le “polle” si accordavano per occupare il bagno, qualcuna doveva uscire, nel corridoio c’era l’asse da stiro con giacche e pantaloni e… i fogli dei miei riassunti!! Il telefono sembrava impazzito, tantissimi sms di incoraggiamento e in bocca al lupo. Ero emozionantissima! Inutile ripetere qualcosa, non avevo neanche lo spazio per farlo, casa mia diventò molto più piccola di quello che è.
Dopo aver mangiato qualcosa al volo, mi vestii. Mi guardavo allo specchio… io in tailleur, bah! Tacchi a spillo? Uhmm… Stavo vivendo qualcosa che non mi apparteneva. Raggiunsi Mary alle 14.30 in Facoltà. Erano lì i suoi parenti ed amici, facemmo le presentazioni ufficiali coi miei e poi emozionatissime aspettammo il nostro turno. Mi ritrovai accanto amici straordinari, persone inaspettate, tutti lì per me, ero circondata da tanto affetto… e quegli occhi che ho sempre immaginato lì in quel giorno con me non mi mancavano affatto.
Il patto era che l’una non avrebbe gioito fin quando non si fosse laureata anche l’altra. E così fu. Si laureò prima lei. La prima emozione! Bravissima, sicura di sé… eccezionale. Non capìì nulla della sua discussione, ero troppo tesa, ma mi piacque lo stesso! Poi, dopo venti minuti, toccò a me. Il segretario mi fece indossare la toga… ancora peggio: io vestita da persona seria e in più con una toga addosso. Che fine! Mentre aspettavo il mio turno cominciai, come impazzita, ubriaca, a fare battute e scenette coi miei genitori e i miei amici (l’alternativa sarebbe stata piangere).
Come già sapevo, il mio relatore mi mise in difficoltà, interrompendomi ogni 5 secondi, facendomi domande assurde e pretendendo che affermassi la sua tesi che non ho mai condiviso. Non lo feci neanche in seduta di laurea. Per fortuna il mio correlatore, uno che non avevo mai visto prima, prese le mie difese… Uscii da lì arrabbiatissima. Dovevo aspettare la proclamazione, ero convinta che mi avrebbero tolto dei punti. Nonostante tutto non mancarono battute, abbracci, foto… i miei amici furono grandi! E quegli occhi che ho sempre immaginato lì in quel giorno con me davvero non c’erano. Fui chiamata per la proclamazione, insieme ad un altro ragazzo, che casualmente nelle ultime settimane mi aveva anche aiutata a ricercare una sentenza. Un’emozione indescrivibile: “ La dichiaro Dottoressa in legge con voto 95!”. Non mi avevano tolto nessun punto, era esattamente ciò che volevo! Era finita sul serio.
Ci ritrovammo a brindare tutti al bar dell’università, con i presenti e non… non riesco a contare le telefonate ricevute quel pomeriggio, tutti più emozionati di me. I nostri genitori commossi e io e Mary… ancora oggi quando ci sentiamo la nostra domanda è: “Ma come abbiamo fatto? Eravamo noi?”. Fiori, sms, auguri, “We! Dottoresse!”. Bah… e… quegli occhi che ho sempre immaginato lì in quel giorno con me, mi guardavano da lontano e gioivano, fieri ed orgogliosi di me…