domenica, 14 settembre 2008

Ci sono stata anch'io a Lourdes, esattamente settembre di due anni fa. Il mio primo viaggio in aereo :-) Uno dei posti più belli che io abbia mai visto. Son stata lì per 5 giorni con amici davvero "particolari". Quello è stato un viaggio molto importante per me, ho pregato tanto, ho fatto il bagno nella piscina d'acqua santa, ma ciò che non dimenticherò mai sono le lacrime che ho versato lì. In quei giorni ho vissuto le situazioni più strane, le difficoltà più assurde, e tanto dolore. Era un segno? Mi ostinavo ad amare chi non mi amava, chiedevo attenzione a chi non era in grado di darmela... il mio cuore fu messo "in piazza"... mi andai a schiantare come un treno a tutta velocità contro un muro di cemento armato. Tutto questo in pochissimi giorni e... proprio lì, in quel Santuario immerso nel verde, con Lei che mi parlava, ma io non volevo ascoltare...

Son passati due anni, tante cose son successe nel frattempo, e non ho pensato più a quel posto, l'ho completamente rimosso dalla mia mente anche perchè il dopo è stato anche peggio. Stamattina in Tv ho visto il Papa a Lourdes, in occasione del 150esimo anniversario dell'apparizione, e ho rivisto, forse per la prima volta da allora, quel posto magnifico, davvero stupendo. Un'improvvisa morsa allo stomaco. Ho risentito l'odore di quei posti, flash della disperazione di quei giorni... mi son ritrovata a piangere di nuovo al solo ricordo. Ho spento la tv. Ferite ancora aperte? "Ci ritornerai, vedrai, magari con qualcun altro e avrai un bel ricordo di Lourdes!". Io non voglio ritornarci, mi fa male anche solo guardare quel posto... "Anche dopo tanto tempo?", si... E allora mi sono accorta che ci sono ferite che bruciano ancora e che il passato ritorna qualche volta a fare danni.

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giovedì, 14 febbraio 2008

Sono quattro anni che il 14 febbraio è il giorno in cui dò gli auguri a chi porta questo nome e basta. L'ultimo San Valentino "festeggiato" ha portato alla rottura di quel fidanzamento dopo solo 2 giorni. Erano mesi che non andava più tra me e lui, ma quella sera... ristorantino "chic" della costiera, una rosa rossa sul tavolo, durante una cena romantica a lume di candela,  eleganti e belli, io mi accorsi di non amarlo più. Filosofava su di noi, faceva i vari "excursus" sulla nostra storia, su quello che c'era stato di bello e particolare nei nostri 3 anni appena festeggiati e io... volevo solo andar via e non ascoltarlo. Ciò che mi frenò fu solo un pensiero: "Se mi alzo e me ne vado, come ci rimane?... No, non posso fargli questo! Ha organizzato una serata impeccabile e io? Me ne vado?". Rimasi lì seduta, abbozzavo qualche sorriso, e proprio quando mi stava scappando un "non ti amo più, per favore, basta!", telefonò suo padre per dirci che era morto Pantani. Ingoiai il raviolo con panna e funghi e... anche quella frase! Ma come dice sempre la mia migliore amica "Tu sei un libro aperto che si sfoglia da solo!" e lui mi conosceva... Rovinai come al solito quella serata con la mia freddezza, un faccino sereno contruito a modo, e lui tornò a casa un pò amareggiato e anche abbastanza innervosito. Feci passare solo due giorni e poi gli arrivò la doccia gelata.

Gli altri anni per fortuna è andata meglio... i mesi che vanno da ottobre a maggio son sempre stati serenamente trascorsi in solitudine sentimentale...anche perchè mi sforzavo di dimenticare quella persona, passavo il tempo a rammendare il mio cuore e... a guardarmi intorno.

Quest'anno è il Mio San Valentino. Festeggio la prima festa da fidanzata... fidanzata con me! (Qualcuno penserà che mi metto al centro del mio mondo: beh, scusate se per troppo tempo non l'ho fatto!). Vado via... Parto. Saranno giorni in cui cercherò conferme, giorni di prova, giorni intensi in cui mi verrà messa davanti agli occhi la mia storia passata. Penserò a lui e a quello che è stato. Ma lo voglio io... è l'unico modo per ricominciare sul serio, lasciarmi alle spalle ciò che è stato, recuperare ciò che di me non c'è più, saranno giorni in cui cercherò di fare solo chiarezza in me, per poi ricominciare.

Ragazzi, buon San Valentino... a presto!

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giovedì, 07 febbraio 2008

Quando io e te ci siamo incontrati è stato un colpo di fulmine. Nell'inconsapevolezza di ciò che sarebbe successo tra noi, ho anche chiesto consiglio ad un amico...non sapevo se lasciarti entrare nella mia vita oppure scegliere per me qualcosa di diverso, qualcosa di più... Ma mi son fidata...del mio amico e anche di te... Mi sei piaciuto subito e all'inizio era tutto fantastico. Stavo con te e mi si apriva un mondo, ogni volta era una scoperta di qualcosa che non conoscevo. Eri così simpatico, pieno di vitalità: ti chiedevo di cantare e tu lo facevi, ti chiedevo di farmi vedere qualche film che mi piaceva e lo facevi... eri il mio compagno di viaggio, amico, confidente, ho persino cominciato a non scrivere più il mio vecchio diario perchè c'eri tu. Attiravi la mia attenzione e quella dei miei amici...piacevi veramente a tutti! Ci sono stati, ovviamente, degli alti e bassi. Tu per me eri, e sicuramente ancora sei, un mondo troppo diverso dal mio, ancora incomprensibile per me. Sei entrato prepotentemente nella mia quotidianità, non ho potuto fare a meno di te, forse neanche per un giorno, altrimenti mi mancavi. Ma le cose sono gradatamente decadute... ho cominciato a non capirti più, a non decifrare più i tuoi segnali. Non sei più acceso come una volta, adesso non so neanche per quale strano motivo tu ti spenga improvvisamente... proprio sul più bello, lasciandomi nel panico più totale, proprio quando ho bisogno di te...bastardo!!! Perchè lo fai? Perchè proprio ora che ho sul serio bisogno di te? ...Aggeggino miserabile che mi sei costato anche una fortuna, maledetto! Ti porterò da uno bravo, ma veramente bravo se non la smetti, e ti farò smontare e rivoltare come un pedalino...ammasso di fili e files!

"RIVIVISCI!!!"

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giovedì, 04 gennaio 2007

Tutto iniziò all’incirca i primi mesi di scuola. Frequentavamo il primo liceo classico, eravamo reciprocamente anonime. Tutto ciò che sapevamo l’una dell’altra era che i nostri cognomi, in quel quotidiano appello, erano separati da quello di un’altra compagna. Per i 2 anni precedenti non avevamo scambiato neanche qualche battuta, a ricordare bene, neanche ci salutavamo. Se ci incontravamo per strada, ci mettevamo un po’ prima di mettere a fuoco dove c’eravamo già viste…in classe!

Poi lo stesso colpo di fortuna: la prof  indicò le due persone che voleva “sentire” il giorno dopo in classico latino, io e lei. La invitai a studiare a casa mia, tanto stavamo entrambi con le pacche nell’acqua… Quel pomeriggio trascorse a lanciarci in bocca i pop-corn preparati da mia madre, che segnarono un voto indecente sul registro, ma l’inizio della nostra amicizia. Ormai l’interrogazione era andata, e lei, coi suoi soliti modi gentili mi disse: “T’ facev scem, e invece m’ staj simpatica!”.

Cominciammo a studiare spesso insieme, e quella che per me era il soggetto più strano della classe, che qualche volta si presentava a scuola con le treccine africane, pur avendo i capelli corti, che una sigaretta spegneva e un’altra accendeva(dall’età di 14 anni!), che sfoggiava i cappelli più strani, che aveva il coraggio di mandare a quel paese le prof, che non aveva nulla di femminile e che correva come valentino rossi per la discesa del liceo prima che la sua vespa special bordoux si decidesse a mettersi in moto, divenne la mia migliore amica.

Dalla vespa passò alla motocicletta,che presto sostituì il pullman … i migliori anni della nostra vita! Io ero la sua fedelissima compagna di viaggio.

 Un giorno all’uscita di scuola, indossando il nostro casco integrale, cavalcammo a motore spento fino al tabaccaio. Dovevamo far presto perché i vigili incombevano. Marzia,sventolando 5 mila lire, disse alla tabaccaia che stava all’entrata facendo pulizie: “Signò, a vol a vol, mi passate nu pacchett e sigarett?”. La signora acidità si girò stridulando: “A vol a vol, nun t’ pass proprj nient pecchè teng ’a vetrin man!”. Come? Nessuno le fa queste risposte e con quel tono, è come gettare alcool sul fuoco. Esprimendosi in tutta la sua elegante femminilità, rispose: “signò, a vol a vol, jatvenn affancul!”. Mi abbassai repentinamente la visiera del casco, perché solo così potevo nascondere il mio imbarazzo.

Lei mise in moto e scappammo via.

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